È successa una cosa tremenda: una povera ragazza uccisa da un uomo che non accettava la sua libertà di scegliere. È una cosa tremenda, ma solo in Italia siamo sessanta milioni di persone: ogni giorno accadono miliardi di eventi legati a queste sessanta milioni di persone, molti insignificanti, molti piacevoli, alcuni incommensurabilmente belli, altri incommensurabilmente brutti. Purtroppo la dura legge della comunicazione fa sì che solo questi ultimi diventino notizie.
E allora, a ogni notizia, qualcuno che chiede pene più dure, “sconti” alle regole, più galera e più durezza, in una spirale senza fine verso un diritto penale sempre meno civile, sempre più minaccioso, verso una società sempre più violenta.
E non si capisce che mentre il male fa da sempre parte della società umana, un diritto penale con elementi di civiltà, una società che non fa del terrore giudiziario il proprio strumento sono le conquiste di questi ultimi due secoli, e che queste conquiste sono legate, intimamente, a tutto il resto, garanzie civili e sociali comprese, perché quando le manette dilagano, la cultura delle manette pervade tutto e risolve tutto, dai crimini veri e propri al disagio sociale.
La retorica della sicurezza ci ridurrà come gli Stati Uniti, che hanno una popolazione carceraria 42 volte quella italiana, a fronte di una popolazione generale che è 6,3 volte quella italiana; soprattutto ci educherà alla violenza peggiore, quella delle leggi, quella praticata dalla collettività.
Quelli che vogliono “la giusta pena” per Caino faranno finire in manette lo stesso Abele.
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martedì 31 maggio 2016
lunedì 17 agosto 2009
Ferragosto carcerario
Sollecitati dai radicali, 150 parlamentari sono andati in giro per le carceri italiane.
Mi sfugge la simbologia ferragostana, dato che il lavoro ispettivo dovrebbe essere fatto tutto l’anno ed a sorpresa.
Il problema, comunque, è solo marginalmente nelle celle. Si trova in Parlamento. A volere essere volenterosi, quindi, si dovrebbero evitare ferie infantilmente lunghe e far funzionare decentemente il potere legislativo.
Le carceri, infatti, sono sovraffollate, ci siamo beccati, come italiani, anche una condanna europea per trattamenti disumani (e se, com’è giusto, anche gli altri detenuti la prenderanno ad esempio, nei prossimi anni pioveranno a centinaia), ma il dato più drammatico consiste nel fatto che più della metà dei detenuti è in attesa di giudizio.
Posto che i detenuti sono, in maggioranza, cittadini presunti innocenti, moltissimi destinati a restare tali, è singolare che la gran parte di quelli condannati debba ancora scontare una pena inferiore a tre anni.
Servono più diritto, più diritti, più giustizia, più lucidità nell’impostare riforme profonde, che non siano l’eterno rincorrere le emergenze. Serve maggiore autonomia del legislativo dal ricatto del giudiziario, e la totale estraneità del giudicante rispetto a chi sostiene l’accusa. Serve coraggio e determinazione.
Mi sfugge la simbologia ferragostana, dato che il lavoro ispettivo dovrebbe essere fatto tutto l’anno ed a sorpresa.
Il problema, comunque, è solo marginalmente nelle celle. Si trova in Parlamento. A volere essere volenterosi, quindi, si dovrebbero evitare ferie infantilmente lunghe e far funzionare decentemente il potere legislativo.
Le carceri, infatti, sono sovraffollate, ci siamo beccati, come italiani, anche una condanna europea per trattamenti disumani (e se, com’è giusto, anche gli altri detenuti la prenderanno ad esempio, nei prossimi anni pioveranno a centinaia), ma il dato più drammatico consiste nel fatto che più della metà dei detenuti è in attesa di giudizio.
Morale: le celle fanno pena, ma la giustizia è in condizioni di gran lunga peggiori.
Fin quando la politica si occuperà della giustizia solo per strumentalizzare le indagini che riguardano gli avversari e tutelarsi da quelle che entrano in casa propria, a questo disastro non si porrà rimedio.
Posto che i detenuti sono, in maggioranza, cittadini presunti innocenti, moltissimi destinati a restare tali, è singolare che la gran parte di quelli condannati debba ancora scontare una pena inferiore a tre anni.
Ciò significa che riformando i tempi della giustizia (a proposito: i magistrati hanno ferie più lunghe dei parlamentari, ed è una bella gara!) e rendendo obbligatori i termini temporali che procure, tribunali e corti devono rispettare, si riuscirebbe non solo ad avere maggiore certezza del diritto, ma anche condizioni meno disumane nello scontare l’eventuale pena.
Finito il giro carcerario, pertanto, i signori parlamentari sono pregati di non tornare indietro sostenendo che servono più soldi e più celle, giacché in quel modo non si farebbe che fornire un alibi ad un sistema giudiziario in coma.
Servono più diritto, più diritti, più giustizia, più lucidità nell’impostare riforme profonde, che non siano l’eterno rincorrere le emergenze. Serve maggiore autonomia del legislativo dal ricatto del giudiziario, e la totale estraneità del giudicante rispetto a chi sostiene l’accusa. Serve coraggio e determinazione.
Le buone parole di metà agosto, invece, sono inutili, ed aumentano la sgradevole sensazione d’appiccicaticcio.
lunedì 24 marzo 2008
Il Gabibbo a fianco del "compagno Mauro"
Come la pensi il sottoscritto su comunismo e simili schifezze lo si sa.
Dal mio punto di vista, chiunque abbia l’ardire di professarsi comunista andrebbe almeno internato, assieme ai suoi colleghi nazisti e scarti del genere, essendo tutta questa gente un potenziale pericolo per la società intera.
Però, credo che la superiorità dello Stato liberale sia condizionata al fatto che lo stesso cerchi almeno di rispettare i propri principi.
Nelle nostre carceri, lo Stato liberale è lontano, molto lontano, grazie al sovraffollamento, a strutture indegne della nostra società, a una cultura delle regole vergognosa, che trasforma tropo spesso i reclusi in “senza diritti”, spesso addirittura non per abusi dei singoli, ma per precise direttive organizzative.
In questi giorni, un probabile terrorista sta lottando dalla sua cella per i diritto a essere curato in modo umano.
Che sia un probabile terrorista non me ne importa un fico.
È un nostro concittadino, è un nostro simile al quale la Costituzione garantisce il nostro stesso diritto all’assistenza sanitaria.
Ecco perché il Gabibbo manda il suo incoraggiamento a questo pazzo pericoloso, che lotta contro l’HIV e contro un sistema carcerario ottuso.
In bocca al lupo, compagno Mauro!
Dal mio punto di vista, chiunque abbia l’ardire di professarsi comunista andrebbe almeno internato, assieme ai suoi colleghi nazisti e scarti del genere, essendo tutta questa gente un potenziale pericolo per la società intera.
Però, credo che la superiorità dello Stato liberale sia condizionata al fatto che lo stesso cerchi almeno di rispettare i propri principi.
Nelle nostre carceri, lo Stato liberale è lontano, molto lontano, grazie al sovraffollamento, a strutture indegne della nostra società, a una cultura delle regole vergognosa, che trasforma tropo spesso i reclusi in “senza diritti”, spesso addirittura non per abusi dei singoli, ma per precise direttive organizzative.
In questi giorni, un probabile terrorista sta lottando dalla sua cella per i diritto a essere curato in modo umano.
Che sia un probabile terrorista non me ne importa un fico.
È un nostro concittadino, è un nostro simile al quale la Costituzione garantisce il nostro stesso diritto all’assistenza sanitaria.
Ecco perché il Gabibbo manda il suo incoraggiamento a questo pazzo pericoloso, che lotta contro l’HIV e contro un sistema carcerario ottuso.
In bocca al lupo, compagno Mauro!
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Mauro Rossetti Busa
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