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domenica 7 dicembre 2008

La dittatura iraniana incarcera i medici colpevoli di parlare di AIDS

L'accusa è di aver cercato una rete di contatti all'estero per provare a sovvertire la Repubblica islamica

Appello Adnkronos Salute: ''Liberate i medici iraniani anti-Aids''


Arash e Kamiar Alaei, da anni impegnati nel loro Paese nella lotta all'Hiv sono stati arrestati dopo aver mostrato la diffusione della malattia nel Paese dovuta a uso di droghe pesanti, sesso a pagamento e omosessualità. Le adesioni 
'Liberate Arash e Kamiar Alaei(nella foto). L'Adnkronos Salute raccoglie e rilancia, in occasione della Giornata mondiale per la lotta all'Aids che si celebra oggi, l'appello-denuncia che da mesi rimbalza su Internet. Chi sono i fratelli Alaei? Arash e Kamiar sono due medici iraniani, da anni impegnati nel loro Paese nella lotta all'Hiv e nella prevenzione della malattia

Il loro lavoro - secondo siti internet e stampa - deve però in qualche modo aver pestato i piedi al governo di Teheran, che li avrebbe per questo arrestati. Da quando si è diffusa la notizia della loro scomparsa prima e della detenzione nel carcere di Evin poi, è partita la mobilitazione per chiederne la scarcerazione. La loro vicenda oggi, primo dicembre, diventa paradigmatica di una difficoltà ancora evidente, in alcune aree del mondo, nel parlare e affrontare con decisione l'Aids. 

La vicenda è iniziata nel 2004, complice un servizio sulla Bbc. I due camici bianchi in quell'occasione hanno mostrato fuori dai confini dell'Iran la situazione della diffusione dell'Aids nel Paese. La colpa, probabilmente, è quella di aver reso trasparenti le condizione dei malati e acceso i riflettori su comportamenti non propriamente in linea con la politica governativa. 

In Iran infatti, hanno raccontato Arash e Kamiar Alaei, ci sono numerose persone che fanno uso di droghe pesanti, arrivate dal vicino Afghanistan, tante ricorrono alsesso a pagamento e l'omosessualità non è affatto sconosciuta. Ma secondo altri, tra cui gli studenti iraniani, la ragione della loro incarcerazione sarebbe un'altra: l'aver cercato una rete di contatti all'estero per provare a sovvertire la Repubblica islamica. In ogni caso, l'arresto di due medici impegnati nella prevenzione dell'Aids non piace a nessuno in Occidente. 

Post Scriputum: anche i Nobel per la medicina 2008 hanno aderito all'appello

lunedì 24 marzo 2008

Il Gabibbo a fianco del "compagno Mauro"

Come la pensi il sottoscritto su comunismo e simili schifezze lo si sa.
Dal mio punto di vista, chiunque abbia l’ardire di professarsi comunista andrebbe almeno internato, assieme ai suoi colleghi nazisti e scarti del genere, essendo tutta questa gente un potenziale pericolo per la società intera.
Però, credo che la superiorità dello Stato liberale sia condizionata al fatto che lo stesso cerchi almeno di rispettare i propri principi.
Nelle nostre carceri, lo Stato liberale è lontano, molto lontano, grazie al sovraffollamento, a strutture indegne della nostra società, a una cultura delle regole vergognosa, che trasforma tropo spesso i reclusi in “senza diritti”, spesso addirittura non per abusi dei singoli, ma per precise direttive organizzative.
In questi giorni, un probabile terrorista sta lottando dalla sua cella per i diritto a essere curato in modo umano.
Che sia un probabile terrorista non me ne importa un fico.
È un nostro concittadino, è un nostro simile al quale la Costituzione garantisce il nostro stesso diritto all’assistenza sanitaria.
Ecco perché il Gabibbo manda il suo incoraggiamento a questo pazzo pericoloso, che lotta contro l’HIV e contro un sistema carcerario ottuso.
In bocca al lupo, compagno Mauro!