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giovedì 30 giugno 2016

E, a giugno, tutti in colonia.

la ex colonia estiva del Comune di Milano
a Berzonno di Pogno (NO)
Questo è il ricordo d’un tempo che non c’è più, quello delle colonie.
No, non i tempi dell’Impero, ma le colonie estive per i bambini.
Io ci sono stato in colonia, le colonie erano un'istituzione qui a Milano.
La loro storia risale alla fine del ‘800, a quella cultura del Welfare che mi ha sempre reso così orgoglioso di essere meneghino.  I nomi dei fondatori di questa “Pia Istituzione per la cura climatica gratuita” sono a buon diritto quelli di molte delle più antiche vie milanesi: la città ha saputo essere grata ai suoi Benefattori.
Si può leggere in “Milano benefica e previdente: cenni storici e statistici sulle istituzioni di beneficenza e di previdenza” (Leone Emilio Rossi, 1906):
“…L'esito soddisfacente ottenuto e la simpatia con cui fu accolta la novella provvida istituzione incoraggiarono ognora il Comitato, cosicché aumentava ogni anno il numero de’ suoi beneficati. Attualmente egli ne invia oltre 200 a Berzonno, distante circa 3 ore di Milano, frazione del comune di Pogno, paesello sulla riva sinistra del lago di Orta a 461 metri sul livello del mare. Il caseggiato, che è sede della colonia, già villa signorile, è formato da due ali di fabbricato in mezzo ad un ampio quadrilatero… È una posizione alpestre salubre dotata dei requisiti igienici più necessari e moderni.  L'istituzione fu eretta in Ente Morale coi R. Decreto 15 gennaio 1885; ebbe medaglie ed onorificenze diverse nelle più importanti Esposizioni e fu segnalata con diplomi di benemerenza speciale in Congressi ed Esposizioni medico-igieniche.”
Ricordo la mia colonia di Berzonno di Pogno (NO) con dolcezza: gli amichetti, le passeggiate, le signorine cortesissime e le bidelle un po' rozze ma materne, l’escursione annuale al Lago d’Orta, il sonnellino dopo pranzo, le partite a calcio, le docce e il sapone di Marsiglia, la piccola cassa che ognuno di noi aveva per i gelati, il falò di fine colonia...
Sono così affezionato a quel ricordo che con la mia prima macchina sono tornato a vedere quel luogo: ora è una casa di riposo (la residenza “Riccardo Bauer”), e quel bosco enorme che la circondava, appare per quello che forse era anche allora: poco più d'un giardino :-)
Pochi anni dopo, direi già negli anni ‘80, la storia delle colonie estive si spense: erano oggettivamente un investimento costoso, attivo pochi mesi l’anno, e troppo “cheap” per un Paese che si vedeva proiettato in un orizzonte di crescita.
Ne conserverò sempre un tenero ricordo.

lunedì 8 febbraio 2016

E finalmente i cinesi scoprono la cittadinanza.

Il coinvolgimento della comunità cinese, che davvero oramai ha una terza generazione italianissima, è solo benvenuto: migliaia di nostri concittadini forse hanno scoperto un “uso ricreativo della carta di identità”, magari si appassioneranno alla cosa e magari prima o poi decideranno di prendersi qualche responsabilità per i luoghi dove abitano e lavorano.

Fare dell’ironia sulle “code gialle” ai seggi della chinatown milanese è facile e stupido allo stesso tempo: lì ci vivono migliaia di residenti di origine cinese, dove avrebbero dovuto andare a votare?
Poi, pure io penso che probabilmente la comunità cinese è stata usata oggi, come in passato altri pacchetti etnici di voto sono stati usati in elezioni vere e in primarie farlocche.
Ho il sospetto che qualcuno abbia pensato «come alziamo un po' i numeri del prossimo candidato sindaco, che rischia di presentarsi con meno del 40% dei voti del suo elettorato di riferimento?» e si sia inventato le truppe cammellate (come si sarebbe detto nei partiti della prima repubblica) cinesi…
Comunque, anche qui, per non confonderci con altri, non c’è nulla di nuovo: in altri partiti storicamente c’erano (e ci sono) gli elettorati “regionali” a sostegno di questo o di quel candidato… 
Infine, diciamola tutta: se i piddini la smettessero di fare la morale ogni volta che vanno in bagno e non tirano lo sciacquone sarebbe meglio, perché questa operazione, come l’arruolamento di rom o immigrati in altre primarie, è semplicemente una cosa da “signori delle tessere” di vecchio stampo, un’operazione per gettare un po’ di fumo progressista negli occhi dei supporter tonti che credono a queste fesserie e allo stesso tempo pilotare i risultati.  Un piccola roba puzzolente, che forse potevano risparmiare ai milanesi.

lunedì 7 settembre 2009

L’Albero della libertà per il popolo iraniano a Palazzo Marino

Milano, piazza della Scala lunedì 13 alle 18.00.

Crescerà sulla terrazza di Palazzo Marino “l’Albero della libertà” per il popolo iraniano: un ficus benjamino sempreverde dell’Asia donato al Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri dagli studenti iraniani a Milano, dal giornalista dissidente Ahmad Rafat, dal Presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia Daniele Nahum e dal Presidente dell’Associazione Annaviva Matteo Cazzulani.

La proposta unanime della Conferenza dei Capigruppo insieme alle consigliere comunali è di esporre il prossimo 13 luglio sulla facciata di Palazzo Marino una gigantografia con la foto di Neda, la ragazza uccisa lo scorso giugno e divenuta il simbolo della protesta contro il regime in Iran


lunedì 24 agosto 2009

L’orso Marcello è ritornato, ma non gioca più

La vicenda di “Marcello”, l’orso-scivolo di cemento che era il simbolo dei giardinetti di via Benedetto Marcello è oramai conclusa, così come l’interminabile novela dei giardinetti stessi.
Di questi giardinetti ho parlato in un mio post dello scorso novembre: costruiti sopra una stazione di pompaggio dell’acqua potabile, dopo la chiusura di questa erano stati trasformati per anni in un cantiere, finalizzato a trasformare l’ampio spazio sotterraneo in un parcheggio pertinenziale per i palazzi intorno.
Ora la lunga attesa è finita: i giardinetti sono stati recuperati e, seppure ancora recintati per dare tempo al verde di radicarsi, sono nella loro versione definitiva:


Marcello, l’orso in cemento sul quale tante volte ho scivolato, però non giocherà più con i bambini del quartiere: è oramai troppo vecchio e la sua materia prima troppo fragile per i piccoli teppisti delle odierne generazioni.
Così, come un pensionato, ha guadagnato un posto tutto suo ai giardinetti, a lato della costruzione di accesso al parcheggio, da dove continuerà a guardare il traffico circostante e i bambini che tornano a giocare.


Finalmente tutto torna al posto giusto!

mercoledì 3 dicembre 2008

Ed ecco a voi il bike sharing alla milanese.

Questa mattina sono arrivate anche le biciclette di Bike Mi.
Dopo le rastrelliere elettroniche, oggi hanno posato le bici.
Il servizio però non è ancora attivo e i display delle colonnine dicono che si può solo restituire le bici, non prelevarle… comunque le bici sono arrivate!

mercoledì 26 novembre 2008

Anch'io aspetto il ritorno dell'orso Marcello...

orso Marcello in una foto del 2007 scattata col telefoninoSono nato nella "vecchia" zona 3 di Milano, quella che andava da porta Venezia a piazzale Loreto, dal lato sud della stazione Centrale al lato "interno" della circonvallazione esterna.
Ho vissuto per tutta la mia infanzia nella parte più viva di questa zona, tra corso Buenos Aires e "la stazione", da sempre luogo di prima immigrazione, brulicante di negozi d'ogni tipo e dal traffico incessante. E ho giocato da bambino nei giardinetti di via Benedetto Marcello.

I giardinetti erano una porcheria: oggi stanno tutti a piangere quando si costruisce un giardinetto sopra a un parcheggio (con finte collinette, alberi scelti ad hoc per le loro radici a crescita orizzontale eccetera), ma quando il “giardinetto” di via Benedetto Marcello nacque, negli anni ’20 del secolo scorso - sopra a quella che ricordavo essere una stazione di pompaggio dell’acqua potabile e che invece sembra fosse una centrale AEM - tutte queste menate non c’erano.
Il giardinetto consisteva in una vasca per la sabbia dove i bambini facevano le piste per le biglie, un rettangolo per pattinare, uno scivolo, quattro panchine. E gli alberi? Quelli erano relegati ai margini esterni del marciapiede, là dove la centrale di pompaggio non arrivava.

E poi c’era l’orso.
Era un orso di cemento, che a noi bambini sembrava grandissimo, accucciato in modo che i piccoli milanesi potessero usare la sua schiena come scivolo.

Un giorno, poiché la stazione di pompaggio/centrale AEM era chiusa da molti anni, qualcuno saggiamente decise di sfruttare il vuoto già esistente nel sottosuolo come punto di partenza per costruire un bel parcheggio sotterraneo.
Siccome, oggi, in questo Paese siamo tutti molto efficienti, tutta la storia sta richiedendo un tempo pari a quello in cui hanno costruito l’Autostrada del Sole.
È successo che, dopo aver costruito in circa due anni lo scatolone di cemento armato che contiene il parcheggio, sono iniziati i problemi.
In via Benedetto Marcello si tiene da sempre uno dei più importanti mercati all’aperto di Milano, e quindi si poneva il problema di come conciliare il nuovo “giardinetto” con il mercato, che i residenti naturalmente vorrebbero tanto vedere spazzato via da un ordigno termonucleare e che, non disponendo di questo, hanno pensato bene di usare un’arma ancora più devastante: la sovrintendenza ai beni culturali, che in Italia si sa protegge ogni ciottolo che abbia più di quindici giorni.

Lo scorso 20 ottobre, l’assessore Simini ai Lavori pubblici, Bruno Simini, ha dichiarato che: «Il parere positivo della Sovrintendenza finalmente sblocca i lavori sopra il parcheggio. Il primo lotto di lavori parte a gennaio».

Personalmente sono un bel po’ preoccupato per quel minaccioso «primo lotto di lavori» che mi fa pensare che la tragedia non sia affatto finita, ma bisogna coltivare la speranza.
Nel frattempo, durante lo stoccaggio o il ritorno a casa l’orso Marcello è stato danneggiato, e la cosa mi fa soltanto incazzare…

lunedì 24 novembre 2008

Quando si dice “Pubblicità sì ma con ordine”...

Le civiche amministrazioni milanesi combattono da quasi vent’anni contro la pubblicità.

Non so perché, ma, a un certo punto, la pubblicità ha cessato di essere quella cosa allegra che illuminava la nostre città per diventare, agli occhi dei nostri amministratori, un nemico da combattere.

Così prima hanno rimosso le insegne luminose da piazza del Duomo, e poi hanno iniziato a cercare di rendere più difficile qualsivoglia affissione, striscione, stendardo, persino i teli sui ponteggi.

Non ne ho mai capito il perché: la pubblicità aggiunge vita alle strade, inserendo qualcosa da guardare che non siano le colonne di auto e le brutte vetrine delle catene internazionali di stracci venduti a prezzi da haute couture. In più, se ben munta, la pubblicità può essere un’interessante voce del bilancio di una città. Ma niente, fanno a gara a chi è più iconoclasta.

Poi, però, mentre approvano il nuovo piano della pubblicità, già che ci sono autorizzano impianti come quello che vede in questa immagine.

Si tratta di giganteschi poster rigidi, di circa due metri per tre, che, essendo piazzati nel bel mezzo dei marciapiedi, per stare in piedi hanno bisogno di un mostruoso cavalletto di acciaio, un telaio le cui gambe sono grosse quasi come un pluviale.

E, siccome un coso del genere “fa vela”, tutta la struttura è saldamente ancorata a terra, e zavorrata con un finto vaso per ciclopi, bello pieno di cemento, il cui destino è di trasformarsi in ricettacolo di mozziconi, cartacce, lattine…

Per finire, questi mostri alti due piani non sono confinati lungo il viale Forlanini: quello qui immortalato si trova all’angolo tra viale Gorizia e l’Alzaia del Naviglio Pavese, a sempiterna memoria di cosa certi amministratori intendano per “decoro urbano” e rispetto dei quartieri storici.

Non aggiungo altro.

domenica 14 settembre 2008

I tre samaritani dal Ghana

Milano, la signora delle pulizie si deve essere dimenticata di accendere la lavatrice per tempo, e così rientri che l’elettrodomestico sta ancora lavando i “gran foulard” finti del mercato… finito quello ci sarà la macchinata coi panni della palestra e tu esci di casa alle cinque passate, rassegnato al fatto che avevi un appuntamento cui arriverai tardi come sempre…

Prendi l’auto, percorri la città e fai per entrare in via Palmanova dove finisci imbottigliato in una coda mai vista, che scoprirai poi dovuta a un brutto incidente alcune centinaia di metri più avanti.

A quel punto, visto che tanto si è proprio fermi, spegni il motore, che non è il caso di sprecare benzina a vuoto.
Dopo un po’ la coda lentamente riparte, per far percorrere alle auto pochi metri dopo i quali si rifermeranno, tu giri la chiave nel quadro e…

E la macchina non si accende, le lucette del cruscotto si illuminano, ma il motorino di avviamento decide di girarsi dall’altro lato e continuare il suo pisolino.
La batteria!
L’hai cambiata due settimane fa, pensando che il problema fosse lei, del resto era la stessa batteria di quando l’auto era uscita dalla fabbrica, invece…

Metti i lampeggiatori, ed esci dall’auto facendoti ben vedere mentre apri desolato le braccia, in modo che nessuno attacchi a suonare il clacson.
Mentre fai così, speri che qualcuno ti chieda se hai bisogno d’una mano, ma tutti passano, lentamente ma inesorabilmente, pensando solo a come sfuggire a quell’ingorgo.
Avverti che il tuo ritardo sarà maggiore del solito e, nel mentre, alla sfilata delle auto che passano con indifferenza, s’aggiunge un furgoncino, un vecchio transporter bianco guidato da un ragazzo neeeero nero che ti guarda e dice “hai bisogno d’una mano? Se vuoi ti diamo una spinta”.
Dal furgone saltano fuori altri due abbronzatissimi figlioli che, visto che proprio di riuscire ad affiancare i veicoli lì non se ne parla, spingono con entusiasmo la Clio dello sventurato per quasi mezzo chilometro…

I tre salvatori erano appunto tre ragazzi ghanesi, che lavorano nella loro piccola azienda di pulizie di Bergamo e che, siccome il lavoro lo si va a prendere dove c’è (nota per certi dipendenti Alitalia), erano scesi a Milano a fare le pulizie.
Laddove i miei concittadini hanno pensato bene di fingere di non notare uno sventurato con le luci di emergenza accese, questi tre ragazzi dal sorriso contagioso si sono fermati e gli hanno dato una mano perché, come ha detto Clement, uno di loro, “oggi a te, domani a me”.

Mi hanno liberato dall’ingorgo e aiutato a far ripartire l’auto, il minimo che posso fare è un po’ di pubblicità alla loro attività: se avete bisogno di fare le pulizie tra la bergamasca e Milano, provate a contattare Clement e i suoi colleghi.

lunedì 14 gennaio 2008

O mia bela Madunina

Checché ne pensi il mio amico Raimondo, io sono un crasso consumatore di musica commerciale… certo con una piccola collezione anche di jazz e classica ma, in definitiva, sono rimasto un adolescente degli anni '80 :-).

Questo per dire che non sono Certo Mario Luzzato Fegiz… nonostante, per la prima volta sul blog, oggi vi voglia parlare di musica…
Avete sentito “Milano” di Alex Britti?
Io, che appunto, sono una capra ignorante pensavo fosse una canzone nuova, e invece scopro essere uno di quegli oggetti preziosi nascondi in fondo a un vecchio baule dimenticato da tutti, nel caso di specie l’album “la vasca” del 2000…

Beh, sarà che Britti in acustica è veramente bravo, sarà che sono un milanese innamorato della mia città, ma a me è piaciuta!
Le parole di questa “Milano” mi hanno ricordato quelle di un’altra celebre “Milano” quella cantata da Lucio Dalla, e non è solo per quella continuità tra il “ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano” di Dalla e il
“è Milano, con i suoi 1.000 dialetti” di Britti, ma per il clima, il dolce e l’amaro che descrivono così bene questa strana, bellissima città…

Oh, io non so che farci, sarò matto, ma per me nulla è più bello di una mattina di nebbia!