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venerdì 15 luglio 2016

Una bandiera per la nostra libertà

Un altro attentato, questa volta a Nizza, con un autoarticolato lanciato sulla folla.
In queste occasioni si vorrebbe una bandiera, perché anche il nostro Inno dice a un popolo calpesto, deriso “ci raccolga un’unica bandiera, una speranza”.
Ma questa bandiera non c’è.
Non è successo perché era il 14 luglio: il primo giorno dei saldi sarebbe andato bene lo stesso.
Non è successo perché erano francesi, fossero stati tedeschi, belgi, spagnoli, olandesi sarebbe andato bene lo stesso.
Non è successo perché erano crociati: in Europa al massimo si fanno crociere.
Non è successo perché erano europei: questa è solo una comodità geografica.
È successo perché erano liberi e felici, vivevano in un luogo dove i diritti fondamentali sono garantiti, e l’individuo viene prima -forse non nei fatti, ma nelle aspirazioni- della comunità.
E una bandiera del genere non c’è.
O forse c’è.
http://it.depositphotos.com/search/israel-butterfly-france.html
©Depositphotos.com
È quella di un piccolo pezzetto di Occidente, che da settant’anni rappresenta lo scandalo della nostra libertà, della nostra voglia di vivere e di amare, tutto ciò che i regimi del terrore e i loro burattini temono: la bandiera di Israele, la terra i cui figli hanno iniziato a morire per noi come noi oggi e prima di noi decenni fa, vittime delle bombe nei ristoranti, accoltellati alle fermate dell’autobus o falciati dalle auto per strada, ancora una volta “nostri fratelli maggiori” come li chiamò papa Wojtyla.
In attesa di una sola bandiera della nostra libertà, guardo a quella, sapendo che almeno quella sarà difesa fino in fondo con la chiarezza morale che questi tempi chiedono, quella chiarezza morale che a noi manca.

venerdì 4 luglio 2008

Povero Papa, proprio vero che non lo lasciano mai parlare

Neppure in un paese musulmano la TV di Stato organizza una maratona di una settimana per leggere il libro sacro.
In Italia ci pensa la RAI TV.
Per fortuna che in questo Paese la censura tappa la bocca al Santo Padre, che così non può portare il suo messaggio di pace, amore e comprensione alle sue pecorelle e al mondo...
per fortuna, sennò chissà che ci succedeva.



mercoledì 16 gennaio 2008

"censura al Papa": incredibile, il più serio è un comunista

Sul sito de “il Giornale” appare un link a dir poco surreale: “A Roma il Papa non può parlare, in Turchia sì... ”. non so cosa faccia il Papa in Turchia, ma che a Roma sia costretto a tacere è solo da fantascienza.
È vero, non gli hanno assicurato i tappeti rossi e i gladioli al suo passaggio, ma mi spiace: in una società laica e pluralista tutti possono essere contestati, anche duramente, anche il Papa.
Dopo di che, l’intervento più serio, fondato e leale mi pare quello di un senatore e intellettuale comunista: Nicola Tranfaglia il quale ha spiegato - nel suo intervento a Montecitorio - che lui non avrebbe firmato il manifesto dei professori che hanno contestato il pontefice, ma che allo stesso tempo non avrebbe gradito una lectio magistralis di Benedetto XVI.

Leggete l’intervista che appare sul sito de “il Giornale”, dimostra che a volte anche i comunisti possono dire qualcosa di sensato…