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domenica 20 gennaio 2008

Più in basso di così, c’è solo da scavare

M’era sfuggita, questa notizia.
Forse perché, da liberale, non ho piacere a cercare il male nel prossimo, forse perché inizio ad averne le tasche piene di tante cose e cerco di ignorarle.
Ci ha pensato Orpheus a segnalarla nel suo blog, e allora…
Allora Clemente Mastella - che sarà un grezzo, ma è la persona giusta quando si tratta di dire pane al pane e vino al vino e di spiegare che troppi predicatori di virtù fanno le pompe con lo sconto – ha detto un paio di cose sui suoi “alleati di governo”.

    “…una cosa gliela posso dire: io in un governo con Di Pietro non ci posso stare più.
    Un signore che si permette di attaccarmi e che intanto ha fatto avere al giudice di Brescia che lo prosciolse un incarico da tre milioni di euro in faccende di autostrade...
    Per non parlare di Pecoraro Scanio: io - prosegue Mastella - mi dimetto per un avviso di garanzia. Lui ha seppellito la Campania di rifiuti e resta al suo posto...”
Ecco, la mia riflessione è che, quando certe cose le fanno gli imprenditori, questi vengono arrestati e processati per corruzione susseguente (artt. 318 cpv e 319 c.pen) , quando le fa un ex magistrato invece nulla quaestio…
Circa l’altro campano, beh, è al di sotto di ogni sforzo di comprensione, andrebbe conferito al più vicino impianto di compostaggio e basta.

Ma l’articolo dell’ANSA, va avanti e tira un’altra stilettata alla mia autostima di italiano, parlando del team di Sottosegretari che coadiuverà i Presidente del Consiglio (le maiuscole sono per la carica, non per la persona) nell’interim del dicastero alla Giustizia:


    …Il giorno dopo aver assunto l' interim come ministro della Giustizia dopo le dimissioni di Clemente Mastella, il premier Romano Prodi ha convocato a Palazzo Chigi i sottosegretari del dicastero di Via Arenula: Luigi Scotti (ex presidente del Tribunale di Roma), Luigi Li Gotti (Idv, noto avvocato, ha difeso numerosi 'pentiti' di mafia), Luigi Manconi (Pd), Daniela Melchiorre (in area diniana, sostituto procuratore militare a Torino), Alberto Maritati (Pd). ... all'interno del "gruppo coeso" dei cinque sottosegretari sembra rafforzata la posizione di Scotti. "Prodi lo ha oggi indicato come 'senior' del gruppo", ha riferito Li Gotti. "Ed è ragionevole e scontato che sia cosi", concorda Manconi, che fa notare: "Non solo Scotti è il più anziano d'età e di esperienza al ministero (dove negli anni Ottanta ha ricoperto l'incarico di capo dell'ufficio legislativo, ndr), ma visto che il rapporto con la magistratura è in questo momento il punto di maggiore sofferenza, l'ex presidente del Tribunale di Roma è sicuramente la persona più adatta"…
E qui, le braccia sono cascate un’altra volta.
È il dramma del centrosinistra, quello di venire da una pluridecennale esperienza di assenza di legittimazione politica, di avere quindi seminato debiti con ogni centro di potere che potesse fornire questa legittimazione, e di doverli pagare.
Così una squadra di sottosegretari si ritrova come “senior” non quello dalla vision più lungimirante e – al limite – aderente al programma di governo, ma quello che può parlare la stessa lingua dei feroci cani da guardia dalla casta togata che stanno latrando anche contro questa maggioranza.
A me dei drammi del centrosinistra, sia chiaro, importa poco… il problema è che si tratta del centrosinistra di QUESTO Paese…

sabato 19 gennaio 2008

Andrea Marcenaro e le riflessioni dipietriste

Antonio Di Pietro scava nel passato per spiegare, sul suo blog, “cosa penso del caso Mastella, della politica campana e non solo”.
“Nella Seconda Repubblica, quella dopo Tangentopoli, il sistema si è ingenierizzato: non si commettono più reati, ma si occupa direttamente il potere negli uffici pubblici e nelle amministrazioni, dando incarichi e ruoli a persone di propria appartenenza e a propri amici. La questione che dobbiamo porci non è se Mastella, Bassolino o altri siano colpevoli o meno sul piano penale, questo riguarda il giudice, ma se è giunta o non è giunta l’ora che non si faccia più politica cercando il consenso attraverso il mercato, il nepotismo, il familismo, il clientelismo, se la politica deve tornare servizio o se la politica deve rimanere un’occasione di conquista di potere”.
Ben detto.
Provate adesso a sostituire “politica” con “giustizia” e giudicate voi se concetti così chiari e originali non valgano almeno un pied-à-terre al figlio, una Mercedes in buone condizioni e duecento milioni di vecchie lire nascosti in una scatola da scarpe.
Il Foglio, sabato 19 gennaio 2008

giovedì 17 gennaio 2008

Clemente "lo Squartatore"

Il caro Calamar obietta al mio post su Mastella: “…se Jack Lo Squartatore viene eletto in Parlamento i magistrati non lo possono toccare perché il Popolo è sovrano?”
La mia risposta è che sono disposto pure a dure “sì”.
Perché tra il diritto del Popolo a scegliere i propri governanti e la “missione” dei magistrati, io scelgo il primo.

Innanzitutto per motivi politici.
Perché la sovranità del Popolo (sì, quello che in un celebre processo scelse Barabba) deve essere intangibile, sennò non è democrazia: una volta che le regole sull’eleggibilità sono fissate, a nessuno deve essere data la possibilità di revocare un’elezione al di fuori di quei percorsi che sono l’espressione della sovranità popolare.

E poi per una riflessione più ampia sulla giustizia.
Non intendo affidarmi a un gruppo di pubblici dipendenti (magari anche in buona fede, i peggiori) animati dalle mie stesse passioni, ma – in più – dotati di un potere tremendo: quello di arrestarti, di rivoltare la tua vita, le tue conoscenze, le tue mutande come un calzino, di distruggerti in pubblico pur di giungere all’obiettivo che si sono prefissi.

Dimentichiamoci un attimo della politica e dei politici, sentina di ogni nefandezza e pertanto difficilmente idonei a suscitare un po’ di solidarietà umana (ma non è per solidarietà che dovremmo preoccuparci, bensì per nostro interesse).
Pensiamo ai comuni cittadini.
Pensiamo a quello che accade quando un caso di cronaca diventa “di moda”.
Pensiamo a quale tritacarne si scatena se la Procura di turno non risolve in fretta e furia il caso.
Se il caso non si risolve, allora l’investigatore inizia a chiedersi perché l’indagato non confessa, e si accende una battaglia, in cui l’indagato viene sputtanato in ogni modo, pur di provocarne il crollo psicologico, magari viene arrestato senza che ci siano i presupposti previsti dal Codice di Procedura Penale, e poi magari viene circondato di voci e sospetti (“sarà mica frocio, vero?”) e sottoposto a uno stillicidio di piccole fughe di notizie… ricordano nulla questi esempi ipotetici?

Il mio professore di Diritto Penale, il compianto Federico Stella, giustizialista di osservanza borrelliana, ma di cui ricordo con ammirazione e affetto le lezioni, diceva “voi non ci pensate, ma la legge del taglione è stato un passo di grande civiltà, perché ha segnato il passaggio dalla vendetta infinita a un sistema retributivo fisso”.
Ecco, quando si lasciano i magistrati liberi in nome di una “missione”, gli si riconosce il diritto alla vendetta sociale, a fare qualunque cosa pur di affermare la Giustizia.
Ma la Giustizia non è di questa terra.
Su questa terra, al massimo c’è un ramo della amministrazione che, attraverso uno strumento amministrativo, sanziona, con strumenti civili o penali, la violazione delle leggi.
Un po’ poco per scambiare i giudici di oggi con i Giudici dell’Antico Testamento.

Per finire.
Nelle aule di Giustizia ci sono anche i colpevoli, non solo gli innocenti, ma questo non è un motivo sufficiente per non pretendere che chi detiene l’enorme potere dello Stato in questa materia sia, si comporti e appaia come rispettoso delle libertà individuali che del potere politico.
Riflettiamoci: se qualcun altro, quindici anni fa, non avesse creduto che tutto sommato qualche scorreria in toga avrebbe permesso di rinnovare la classe politica italiana, oggi Mastella sarebbe ancora un oscuro deputato campano… invece è un ex Ministro della Giustizia, come si suol dire “le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”.

mercoledì 16 gennaio 2008

il Colpo di Stato

Sono sconvolto.
Erano quindici anni che le toghe non usavano una tale violenza contro la politca, me ne ero quasi dimenticato.
Questa mattina sono ripiombato nei giorni neri di “mani pulite”, quando si arrestavano i politici per farli dimettere, quando si arrestava l’intera giunta regionale dell’Abruzzo, per poi scoprire che non ce n’era ragione, si torturavano gli assessori facendogli capire che bastavano le dimissioni per tornare a casa, si arrestava Paolo per fermare Silvio, e cose del genere.
Oggi si arresta la moglie del ministro della Giustizia, guarda caso il giorno stesso in cui questi deve presentare un progetto di riforma della giustizia inviso alla casta in toga.

Esprimo al Senatore Clemente Mastella tutta la mia solidarietà.
Non credo di avere molto in comune con le sue posizioni politiche, ma quello che è accaduto questa mattina mi pare scandaloso, un chiaro tentativo di concussione, questo sì, ai danni di un Ministro della Repubblica, in altre parole un tentativo di Colpo di Stato.
Per questo la mia solidarietà, oltre che umana, è in questo caso anche politica.


Io la casa in montagna ce l’ho, purtroppo non so usare le armi, perché a questo punto…