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venerdì 13 maggio 2016

Unioni civili, rispetto per la legge e sindaci cialtroni

Dunque, non ha fatto in tempo ad asciugarsi l’inchiostro della notizia dell’approvazione della legge sulle unioni civili che già s’odono le voci di sindaci difensori della famiglia tradizionale che dichiarano la propria indisponibilità a celebrare il rito.

Chiaramente, non è una cosa seria: stanno solo facendo le Giovanna d'Arco pronte al rogo... con il solito culo degli altri.
Basta chiedersi quanti matrimoni celebra DAVVERO un sindaco, quante volte abbiamo visto il sindaco dietro il tavolo con la fascia, per capire che in realtà il compito è solo formalmente svolto dal capo dell’amministrazione locale e che i matrimoni da lui celebrati sono pochissimi, giusto quelli di amici e colleghi di partito.
Tutti i giorni invece i matrimoni sono celebrati a turno da assessori e consiglieri comunali, e nulla impedisce che un qualunque pubblico ufficiale indossi validamente la fascia tricolore su delega del sindaco.
Ed ecco quindi che l’ennesima buffonata si consuma: i sindaci urlano “io non celebro!” per appagare il popolino… lasceranno che a certificare di fronte alla legge l’avvenuta unione sia qualcun altro più intelligente.
Cialtroni.

venerdì 25 marzo 2016

Momentaneamente politico... sì, da vent'anni.


Io non conosco Emanuele Fiano, non ho alcuna opinione su di lui, però questa campagna che gira da un po’ su Facebook mi dà l’allergia.
Giusto per essere semplici-semplici: quando uno è stato eletto consigliere comunale vent’anni or sono ed è parlamentare da dieci, forse potrebbe evitarsele uscite come “di professione architetto, momentaneamente politico”, così per un minimo di senso della misura.
Capisco, eh, che gli strateghi elettorali del consigliere-parlamentare-architetto-di-sinistra abbiamo altre idee sulle strategie di un politico, e quali idee siano mi pare pure semplice di intuire: una campagna per intercettare il voto sensibile alla demagogia gentista, quella dei sinistri che si sono spostati sui cinque stelle, una demagogia che odora di naftalina come un cappotto tirato fuori dopo vent'anni di armadio, forse perché la retorica è sempre quella degli anni novanta sulla società civile.
In ogni caso, no grazie caro architetto: quella domenica lì non mi vedranno al seggio.