giovedì 3 gennaio 2008

L’energia che ci manca…

immagine da Wikimedia, autore: Bran. http://de.wikipedia.org/wiki/Benutzer:Bran
Il barile è a 100 dollari.
È solo un bene, poiché ci costringerà sempre di più a renderci conto di quanto l’energia sia un problema politico, non meramente economico o energetico.

È un problema così “politico” che non c’è fonte di energia che non sia finanziata pesantemente dalla fiscalità generale per rendere i chilowatt prodotti accessibili.
Lo sono le centrali a gas (spacciate per rinnovabili), lo sono i termovalorizzatori, lo sono l’eolico e il solare, lo è il nucleare.
La differenza tra le fonti energetiche “alternative” ai combustibili fossili quindi non sta nella loro economicità, ma nella disponibilità da parte di una società a guardare i numeri e a decidere smettendola di cullarsi belle illusioni.
SE decidiamo che dobbiamo abbandonare “il fossile” come fonte di elettricità (chi per motivi ecologi, chi, come me, per motivi geopolitici), dobbiamo trovare una fonte di energia che sia altrettanto elastica:

  • che consenta di aumentare e diminuire la produzione in ogni istante, seguendo la richiesta
  • che sia prevedibile nella disponibilità (chissà quanto sole/vento ci sarà oggi in Italia?)
  • che sia “scalabile” secondo le esigenze (serve più energia? aggiungi una centrale)
Questi presupposti rendono impraticabile qualsiasi strada che si limiti a predicare il risparmio energetico.
Sia chiaro, io sono A FAVORE di ogni misura di risparmio energetico.
In primo luogo perché sono intrinsecamente un taccagno, in secondo luogo perché lo spreco, la distruzione di risorse, è una vergogna della nostra (in)civiltà.
Ma per quanto si riuscisse a risparmiare ci sono due verità:
la dematerializzazione delle attività umane comporta sempre di più il passaggio dagli uomini alle macchine, che consumano energia, quindi in prospettiva servirà sempre più energia per rispondere ai nuovi bisogni della nostra società.
per quanto si risparmi, prima o poi ci si deve fermare: lo stesso concetto di risparmio implica che ci sia un consumo, il motore a movimento autonomo perenne NON esiste, e se anche esistesse servirebbe energia per costruirlo…
E quindi il risparmio non basta: servono fonti di energia.

Io sono A FAVORE della ricopertura delle case italiane con pannelli fotovoltaici.
Mica perché sono verde, ma perché è giusto produrre l’energia dove la si consuma, evitando di doverla trasportare in giro per il nostro accidentato Paese, così pieno di ostacoli naturali, risparmiando così sui costi di distribuzione e, qualcuno dice ma io non ne sono convintissimo, anche su effetti collaterali sulla salute umana derivanti dall’esistenza degli elettrodotti.
Il metodo fotovoltaico però ha dei limiti pesanti.
L’irradiazione è sostanzialmente “statistica” e non direttamente prevedibile. L’efficienza di questi pannelli decresce rapidamente negli anni: una centrale (a gas, petrolio, nucleare) produce 100 all’inaugurazione e più o meno 100 il giorno della dismissione, il pannello solare no…

Io sono A FAVORE dell’eolico, e spero che presto i promettenti esperimenti di microgenerazione di cui abbiamo visto recentemente notizia producano dei risultati sfruttabili su larga scala.
Ma per questa fonte valgono le stesse osservazioni fatte per il fotovoltaico. E in più c’è un pesante problema di compatibilità ecologica (questi sistemi fanno rumore) e architettonica (siamo in Italia, non nel deserto dell’Arizona…)

E questo pone il punto: anche il giorno in cui avessimo ricoperto di pannelli fotovoltaici o di micro turbine eoliche tutto il Paese, avremmo ancora bisogno di energia, possibilmente di origine NON fossile.
E resta l’energia nucleare.
Pratica, comoda e pulita e sicura.
Certo, costruire una centrale nucleare costa un sacco di soldi.
Ma costa anche costruire una diga, costa anche ricoprire i tetti d’Italia.
E ci sono le scorie nucleari.
Sì è vero, ma ci sono siti che potrebbero ospitarle per i prossimi ventimila anni in tutta sicurezza, perché in aree storicamente NON a rischio sismico (persino in Italia, incredibile vero?), in modo da non essere un pericolo né per gli umani dei prossimi secoli, né per gli animali che ci succederanno quando ci saremo estinti.
E si esaurirà nei prossimi ottant’anni.
E chi se ne frega! In ottant’ani siamo passati dalla civiltà contadina alle passeggiate sulla luna. Pensate alla tecnologica mediamente disponibile nel 1927 e pensate a quella odierna. Fra ottant’anni (ammesso e non concesso che l’uranio si esaurisca davvero) avremo altri strumenti, e avremo consentito al genere umano di crescere grazie alla disponibilità di grandi quantità di energia.

Tolte le chiacchiere, resta il problema: il nostro bisogno attuale e futuro di energia, in quantità sempre maggiori.
L’energia è il nostro motore, dalla scoperta del fuoco alla commercializzazione del segway ogni attività umana ha avuto, ha ed avrà bisogno di energia.
L’energia ciò che ha dato a noi e darà a miliardi di nostri simili vita, benessere, libertà dalla fatica e dalla miseria, è nostro dovere di esseri umani garantire la sopravvivenza della nostra civiltà attraverso la disponibilità di tutta l’energia che serve.
Come rispondiamo a questo bisogno? Con le chiacchiere o con i chilowatt?

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(ebbene sì, sono tornati i captcha o come accidenti si chiamano; purtroppo ho dovuto metterli per bloccare una nuova ondata di spammer a luci rosse)