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mercoledì 14 luglio 2010

Pausa pranzo.

Questo tipo di studi e di conseguenti articoli mi lasciano solitamente indifferente: dal mio punto di vista si tratta di ricerche finalizzate a imbrattare un po’ di carta e di articoli destinati a riempire in maniera “nobile” i buchi lasciati dalla mancata vendita di spazi pubblicitari.

Premesso questo, io mangio a pranzo, ma lo faccio in fretta e spesso chiuso nel mio ufficio.

Il fatto è che non sopporto i bar, il chiacchiericcio, il dover stare a tavola ad ascoltare le stupidaggini del prossimo, e allora mi porto la pappa da casa.

Circa l’immagine dickensiana di quelli che salterebbero il pasto “per fare bella figura col capo”, a me non pare di vedere molta gente (almeno nella mia azienda) impegnata in questo tipo di PR. Quelli che saltano il pasto di solito non hanno alcun bisogno di fare "bella figura", lo fanno perché hanno un senso del dovere deformato e si riconoscono così tanto nei problemi organizzativi aziendali da dare anche più di ciò che gli è chiesto.

Però è vero: siamo tutti sempre più di corsa, nel disperato tentativo di "recuperare", e più cerchiamo di "recuperare" più la fatica e lo stress ci rallentano e aumentano lo squilibrio tra le cose fatte e quelle da fare, finché ti arrendi mentalmente e guardi crescere il cumulo delle come da fare che non farai mai...

articolo sul "corriere della sera": Uno su quattro salta la pausa pranzo - colpa dello stress lavorativo provocato dalla crisi economica

mercoledì 13 gennaio 2010

La COOP sei tu: chi ti può spiar di più?

Il racconto di Libero è favoloso: cassiere, dipendenti e persino sindacalisti spiati da un sistema di video e audio registrazione occulta nei punti vendita e uffici della COOP.

L’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori è chiaro: “è vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori”.

Questo significa che per ogni dispositivo di controllo, persino per installare un nuovo centralino, di quelli che semplicemente tengono nella propria memoria un certo numero di chiamate in entrata e in uscita, è necessario l’accordo della Rappresentanza Sindacale Aziendale.
In COOP invece, nottetempo, avrebbero installato registratori, spie, telecamere occulte.
Non negli anni ’50, ’60, ’70 alla FIAT, ma nel primo decennio del ventunesimo secolo in una organizzazione che è la bandiera dell’imprenditoria “di sinistra”.
Se il soccorso rosso della magistratura non si “dimenticherà” di questa notitia criminis, e si ricorderà dell'obbligatorietà dell'azione penale tanto richiamata in altri casi ci sarà da divertirsi, questo sì.

l'articolo su Libero

sabato 7 marzo 2009

io, questa "circolare" di Brunetta, la estenderei all'impiego privato...

1. GIORNI DI MALATTIA
Non sarà più accettato il certificato medico come giustificazione di malattia. Se si riesce ad andare dal dottore si può benissimo andare anche al lavoro.
2. GIORNI LIBERI E DI FERIE
Ogni impiegato riceverà 104 giorni liberi all'anno. Si chiamano sabati e domeniche.
3. BAGNO
a. La nuova normativa prevede un massimo di 3 minuti per le necessità personali. Dopo suonerà un allarme, si aprirà la porta e verrà scattata una fotografia.
b. Dopo il secondo ritardo in bagno, la foto verrà esposta in bacheca.
4. PAUSA PRANZO
a. Gli impiegati magri riceveranno 30 minuti, perché hanno bisogno di mangiare di più per ingrassare.
b. Quelli normali riceveranno 15 minuti, per fare un pasto equilibrato e rimanere in forma.
c. Quelli in sovrappeso riceveranno 5 minuti, che sono più che sufficienti per uno slim-fast.
5. AUMENTI
Gli aumenti di stipendio vengono correlati all'abbigliamento del lavoratore:
a. Se si veste con scarpe Preda da euro 350,00 o borsa Gucci da euro 600,00, si presume che il lavoratore stia bene economicamente e quindi non abbia bisogno di un aumento.
b. Se si veste troppo poveramente, si presume che il lavoratore debba imparare ad amministrare meglio le sue finanze e quindi non sarà concesso l'aumento.
c. Se si veste normalmente vuoi dire che il lavoratore ha una retribuzione sufficiente e quindi non sarà concesso l'aumento.
6. PAUSA CAFFÈ
a. Le macchine erogatrici di caffè/the saranno abolite.
b. AI lavoratori che lo richiederanno, all'inizio dell'orario di lavoro sarà messa sulla scrivania una tazzina piena di buon caffè/the caldo che potranno bersi durante La pausa comodamente seduti sulle loro sedie senza alzarsi e perdere tempo a raggiungere il distributore.
c. Per chi volesse anche uno snack (ingordi) vi preghiamo tornare al punto 4.
7. STRAORDINARI
Gli straordinari non saranno più pagati... se decidete di restare in ufficio oltre l'orario di lavoro significa che non avete altro da fare a casa quindi dovreste solo ringraziarci. Se non ci fossimo noi vi annoiereste fuori di qui.

Vi ringraziamo per l'attenzione e Buon lavoro!
P.S.: Per aver letto questa e-mail in orario dì lavoro vi verranno trattenuti 4 minuti di stipendio

Adesso evitiamo di scaldarci, eh, si fa per scherzare! (tranne quando girano...)

lunedì 2 marzo 2009

Se alla disoccupazione si risponde coi luoghi comuni.

Il "Giornale" è impegnato a sostenere l'improponibilità dell'assegno di disoccupazione e, per farlo, oltre a riprendere le legittime e fondate posizioni del Presidente del Consiglio attacca direttamente i disoccupati, con un articolo dal titolo "No grazie, il lavoro è troppo lontano", che sostiene come una parte della responsabilità della disoccupazione sia degli stessi disoccupati, i quali "non si adattano", "non si spostano", insomma non hanno voglia di sacrificarsi e di scommettere sul proprio futuro.

Mi viene in mente la generazione che mi ha preceduto che, con la valigia di cartone, tanta fame e qualche speranza, abbandonò i propri paesini per cercare pane e futuro al nord: di quella generazione io sono discendente e pertanto tengo in massima considerazione il suo esempio.

Eppure, il discorso che si fa oggi non mi convince del tutto, e non mi convince alla luce del mio punto di vista particolare, quello del datore di lavoro.

In azienda arrivano curriculum da tutta Italia, e il primo screening che faccio, almeno io, è quello geografico.

Il leghismo non c'entra nulla, non avendo io una sola goccia di sangue padano in corpo, anche se, come diceva Montanelli, milanesi si diventa: il fatto è che gli stipendi sono uguali in tutta Italia ma i costi per vivere no, e allora offrire a un giovane la possibilità di venire a lavorare in un'azienda milanese significa dirgli che butterà i due terzi del suo stipendio solo per trovare un letto.

Quando offri a qualcuno mille euro al mese, hai voglia a pensare che sono due milioni delle vecchie lire. Vivere a Milano costa anche seicento euro solo di affitto. Certo, se vuoi puoi risparmiare, andando a vivere a quasi un'ora dalla città, e allora ne spendi quattrocento. A questo punto però quello che hai risparmiato di affitto si trasforma in altre voci di spesa come gli abbonamenti ai mezzi di trasporto extraurbani e le frequenti cene fuori casa. E tutto questo per risparmiare duecento euro.

Con quello che ti resta devi vivere: vestirti, mangiare, sostenere i consumi di base… solo se hai una grande tenacia, poche attese di qualità della vita e magari l'aiuto dei genitori puoi "investire" così.

Io li vedo i miei Collaboratori in queste condizioni, e mi chiedo cosa pensino, cosa sperino, e non sono sicuro che siano poi così felici di avere trovato un lavoro.

Certo, vedo anche ragazze e ragazzi la cui etica del lavoro è inesistente, che non hanno alcuna idea di cosa significhi la parola sacrificio o anche solo investimento nel futuro, per i quali lo stipendio è solo un mezzo per cambiare telefonino, ma vedo anche tanti bravi ragazzi, che hanno studiato e fatto – specialmente al sud – una marea di corsi di specializzazione, e ai quali poi, dovendo far quadrare i bilanci pure noi, ci troviamo a offrire un'assunzione più che regolare ma nei limiti dei CCNL, e con quei soldi troppo spesso è meglio non muoversi da casa, è triste, ma è così.

Magari qualcuno lo trovi che è disposto a farlo, ma si tratterà di Collaboratori che, anche con le migliori intenzioni, penseranno tutti i giorni al fatto che stanno lavorando per un tozzo di pane.

Alla base ci sono troppe perversioni, tanto per iniziare un sistema delle abitazioni che premia l'acquisto e scoraggia gli affitti facendo impazzire i prezzi dei pochi appartamenti disponibili, l'idea che sia sostenibile un sistema-Paese in cui una metà geografica produca e l'altra metà consumi e fornisca manodopera, l'idea che i contratti siano tutti uguali a nord come a sud.

L'idea del sussidio di disoccupazione non mi convince affatto, per come si trasformerebbe in un carrozzone inutile capace solo di impoverire ulteriormente la nostra economia, e questo è un problema enorme, forse senza risposte, che va ben oltre la disoccupazione, perché riguarda appunto anche gli occupati, il problema di un'economia che spesso sembra produrre lavoro senza ricchezza; comunque sia, però che non si possa continuare a rispondere con i luoghi comuni mi pare scontato.

martedì 10 febbraio 2009

Il ritorno degli anni ’50, a Milano.

Oggi la polizia ha caricato i lavoratori della INNSE, che impedivano l’accesso alla fabbrica di via Rubattino per evitare che la proprietà svuotasse lo stabilimento di macchinari e semilavorati decretandone così la morte.
La condotta di quei lavoratori secondo il codice penale è un illecito.
Ma sessant’anni di Costituzione non passano invano, e la giurisprudenza non è così monolitica nel valutare queste condotte, che rientrano in realtà per molti nel diritto di sciopero.
Incuranti di tutto questo, stamattina ruspe e manganelli si sono fatte largo tra i lavoratori della INNSE, risolvendo così con la violenza una disputa sindacale.

Io sono borghese, borghese “dentro”, credo nella proprietà (la mia e quella del mio prossimo) e nelle regole. Ma quando la polizia carica gli operai mi viene il magone.