Marco Taradash segnala una notizia segno dei tempi: sul giornale del Papa, due signore che (Rolli, perdonami!) spiegano bene quale errore sia stato concedere il voto alle donne (e che, per inciso, scrivono per la rivista “culturale” dell’Università Cattolica) scrivono la cazzata del secolo: “Dalla finanza islamica proposte e idee per l’Occidente in crisi”.
C’è da farsi cadere le palle.
Dopo avere conquistato assieme ricchezza e libertà grazie al capitalismo, ora dovremmo ispirare le nostre istituzioni finanziarie ai principi di un’economia stracciona, che genera sudditi ed esporta morti di fame.
Il capitalismo è stato la culla delle libertà moderne: senza l’accumulo di ricchezza e di potere da parte della borghesia, saremmo ancora nelle mani dei nobili e dei preti, e della loro società illiberale, fondata sulla discriminazione e sulla negazione del merito individuale.
Se non vogliamo guardare al passato, guardiamo alla differenza tra le società di capitalismo liberale, e quelle che sono andate alla ricerca di una improbabile “altra via”: nelle prime ci sono ricchezza e libertà (per quanto si faccia a gara a piangere miseria e urlare ai regimi), nelle seconde, immancabilmente miseria e paura: chiedete a chi si è goduto “dal vivo” i paradisi socialisti e comunisti o viene dal mondo islamico, e poi guardiamo il nostro portafogli, e l’elenco di garanzie civili e politiche di cui godiamo, credo che si tratterà di un facile confronto.
Circa i cattolici, beh, è semplice, nonostante gli sforzi di accreditare il contrario, il capitalismo non è figlio del cattolicesimo, proprio perché fonda un potere che ha sempre preteso di essere indipendente da quello temporale della Chiesa, che le dame di “Vita e Pensiero” non lo amino, è solo comprensibile.
L'articolo integrale su: http://papirbrigade.blogspot.com/2009/03/proposito-di-business-etico.html
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mercoledì 4 marzo 2009
lunedì 13 ottobre 2008
Ripassino di storia a uso di politici ignoranti
Qualcuno ricordi a Valter Veltroni alcuni passaggi della storia dello scorso secolo:

- la dittatura sovietica (da lui dimenticata) è nata nel 1917, durante la prima guerra mondiale
- la dittatura fascista è del 1922, nata dopo i tumulti sociali seguiti alla prima guerra mondiale, e nutrita dai miti di questa
- la dittatura nazista è del 1934, certo la crisi del ’29 diede il suo contributo, ma fino a che lo storico Veltroni non ha rivoluzionato gli assunti generalmente accettati, era abbastanza palese che, senza il disastro post guerra mondiale e il trattato di pace di Versailles, forse la Germania non avrebbe fatto quella fine.
- la crisi del 1929 nacque negli Stati Uniti d’America, e lì prosperò.
Guardacaso, non si hanno notizie di dittatori in quel luogo, anzi, sulle ceneri del ’29 nacquero il Rooseveltismo e il Keynesismo, tanto cari alla parte politica del nostro cinematografaro.
A scuola, altro che al cinema dovevi andare!
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