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venerdì 24 giugno 2016

Brexit: la tempesta perfetta.

Una delle prime regole che ti insegnano a economia politica è che il calo delle barriere al commercio genera ricchezza, e che questa ricchezza viene bruciata subito appena le barriere si rialzano.  L’effetto positivo lo abbiamo visto per decenni: i britannici per esempio devono il loro successo come piazza economica per eccellenza anche alla possibilità di attirare i capitali del resto d’Europa come fossero capitali domestici.  Ora vedremo l’effetto opposto: le barriere che si alzano, gli investimenti più difficili, gli ostacoli al commercio.

Sì certo, il populismo, la retorica del “Britannia rules”, che è solo un consimile della grandeur francese, della civiltà romana, della superiorità tedesca e altre follie dei secoli passati, hanno piantato il coltello, ma le responsabilità non si fermano lì.
Il momento d’oro dell’Europa è finito negli anni ’90, e tutti hanno fatto finta di non accorgersene.
Oramai l’Europa è percepita non più come casa comune necessaria, ma come questione di sacri principi (di qualcun altro) che non possono essere messi in discussione, anche contro le convinzioni del popolo.  Solo che questa mania di costruire l’uomo nuovo fallisce sempre, non appena l’uomo vecchio ha la possibilità di ribellarsi.

“Siamo tutti europei, siamo tutti fratelli”. Ora, visto che siamo tutti europei e siamo tutti fratelli, i Caino francesi e tedeschi faranno pagare carissima la brexit ai Caino d’oltremanica: «sei fuori dalla Unione Europea ma non vuoi che ti chiudiamo il nostro mercato in faccia? parliamone…».  Poi, siccome siamo tutti europei e siamo tutti fratelli, ci divertiremo tutti con una UE a guida franco tedesca… nel mentre, britannici e non pagheranno il conto, alla cassa del supermercato, in farmacia, nelle bollette.
Ah sì, poi ci sarebbe la politica, il fatto che fuori da qui il mondo va avanti, ma vabbe’…

mercoledì 22 giugno 2016

BREXIT, NON sono europeista.

NON sono europeista. 
Non mi commuove l’inno alla gioia e penso che il Parlamento Europeo con le sue due inutili sedi e i suoi faldoni itineranti sia un covo di parassiti nel quale non a caso i nostri politici si trovano bene.
Detto questo, la possibilità di circolare liberamente per persone, merci e servizi, l’avere un minimo di regole comuni (un minimo, direi già raggiunto), avere una moneta unica, sapere di essere “a casa mia” dall’Atlantico agli Urali, da Lampedusa al Mare del Nord, sapere che il passaporto con le dodici stelle è un simbolo di libertà civili ineguagliate è qualcosa che apprezzo.
In più, sì, non dimentico che l’Europa unita è nata per evitare una terza strage che sarebbe stata devastante per tutto il pianeta. 
Grazie alle intuizioni di Jean Monnet e di Robert Schuman, i paesi d’Europa hanno messo in comune il combustibile delle nostre divisioni (il carbone e l’acciaio) e, partendo da lì, hanno gettato le basi di una benessere economico e civile che dovremmo sentire con ogni poro della nostra pelle.
Domani in Gran Bretagna si vota al referendum sulla Brexit, spero che gli amici britannici decidano di restare.

domenica 22 agosto 2010

"...i vescovi della Cei, però, è meglio che stiano buoni": Facci dà sempre delle belle soddisfazioni.

Un rom che abbia la cittadinanza italiana non si può accompagnarlo alla frontiera: perché è un italiano, non un rom. Neppure se compie un reato si può espellerlo: e meno male, perché saremmo al nazismo.

Quella che vorrebbe fare il ministro Maroni, in futuro, è un'altra cosa: espellere dall'Italia i rom e i sinti comunitari - ma privi della cittadinanza italiana - che non rispondano ai requisiti che la stessa Comunità europea prevede affinché un paese li ospiti: cioè reddito minimo, non essere a carico dello Stato e avere una dimora riconoscibile, più altre cosette. 


Sono giusti questi requisiti?
In teoria no, perché un tizio, in un mondo perfetto, dovrebbe poter vivere come vuole, dove vuole e campando d'aria, se crede.
Di recente è stato scoperto che il mondo non è perfetto, i requisiti perciò sono in vigore.
Peccato che contrastino con un'altra regola sempre della Ue: i cittadini comunitari, dice, hanno libertà di movimento e di insediamento. Perciò si litiga.

I vescovi della Cei, però, è meglio che stiano buoni: ieri, a Radio Vaticana, hanno detto che «il governo non può decidere autonomamente quando c'è una politica europea che stabilisce dei diritti». Vada a rivedersi, la Cei, gli orientamenti della politica europea anche in tema di biotestamento, patti di convivenza tra gay e altre cosucce che le sono care. Che facciamo, applichiamo?

venerdì 5 dicembre 2008

Ed ecco a voi la scandalosa dichiarazione europea in difesa dei froci

Eccola qua, ehhh, effettivamente il Vaticano non poteva che preoccuparsi, per una dichiarazione così eversiva.
Pensate che –addirittura- ricorda che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, osa inoltre condannare le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale ed in particolare la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, la pratica della tortura… effettivamente c’è di che scandalizzarsi! E, non basta: richiama tutti gli stati a impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone…
Una dichiarazione del genere, deve averla scritta l’Anticristo in persona, non c’è altra spiegazione!
Bene ha fatto il Vaticano a opporsi
, fortunatamente affiancato da notori paladini delle libertà fondamentali come l’Iran, l’Arabia Saudita o la Nigeria. Grazie a Dio, un simile pericolo è stato sventato!


Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali

  1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;
  2. Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;
  3. Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;
  4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;
  5. Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;
  6. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
  7. Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;
  8. Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;
  9. Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;
  10. Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
  11. Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;
  12. Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;
  13. Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

via Radio Radicale

giovedì 4 dicembre 2008

Chiare dolci e fresche acque... privatizzate

Da qualche mese gira questa storia della privatizzazione dell’acqua, e giù commenti sprezzanti e spaventati.
Cosa c’è di vero?
Beh, innanzitutto c’è di vero che nello scorso mese di agosto è stata approvata una norma che consente l’affidamento in gestione ai privati delle reti idriche.
È l’articolo 23 bis del D.Lgs. 113/08.

Si tratta di vera privatizzazione?
Non proprio, anzitutto perché lo stesso articolo 23 bis, al suo comma 5 dice che “Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”, insomma sarebbe una privatizzazione della gestione, non della proprietà.
L’acqua resterebbe pubblica e, del resto, nel nostro ordinamento persino le acque private sono in qualche modo sottoposte a un regime di vincoli pubblicistici, per cui sarebbe stato strano il contrario.

Del resto, gli enti pubblici già oggi "affidano" le reti idriche e l'approvvigionamento a società private o società miste, a Milano, la rete dell'acqua è gestita da una società privata: Dal luglio 2003 Metropolitana Milanese S.p.A., di cui OGGI è azionista il Comune di Milano ma domani chissà, gestisce il Servizio Idrico Integrato di Milano.

Ora, come è naturale, tutto viene mandato in vacca trasformandolo nel solito referendum pro/contro l’attuale Governo, ma la realtà è un po’ diversa.
Tanto per iniziare, sembrerebbe che questa norma sia passata con il placet dell'opposizione.
Secondo alcuni inoltre, l'articolo in questione regolamenta l'attuale situazione definita di "far west" creato dalle amministrazioni locali, che affidavano l'acqua agli "amici", imponendo invece il rispetto delle norme UE sulla concorrenza, per cui niente trattativa privata ma gara per aggiudicarsi l'affidamento, no al conflitto di interessi, limitazione della durata delle concessioni, e tutto il resto, insomma, la norma sarebbe addirittura “un bene”.

E poi c’è un altro problema.
La UE, la solita UE che molti vedono come stella polare, persegue da sempre una politica di apertura dei mercati alla concorrenza e di ostacolo alla presenza pubblica nell’economia.
Si può essere d’accordo o no, ma questa è la politica della UE.
È quella politica per la quale i comuni dovrebbero istituire delle gare pubbliche europee per assegnare le rotte di tram e autobus, anche quando hanno una municipalizzata.
E, per la stessa politica, non è ammissibile che un comune si “faccia l’acqua in casa”.
In questa cosa c’è anche il fatto che in alcune nazioni europee l’acqua è già un affare gestito dai privati, e si sono formati quindi importanti blocchi di interesse che stanno spingendo la UE per costringere gli altri paesi ad aprire i propri mercati.

Da liberale, ancora una volta non sono interessato veramente alla natura pubblica o privata del gestore: credo che sia molto più importante stabilire delle regole: standard di servizio e qualità, prezzi certi, contratti trasparenti, garanzie per il consumatore.
Da milanese non posso certo lamentarmi della qualità del servizio idrico pubblico di questo comune, ma i miei concittadini campani, sardi o siculi si trovano nella stessa condizione? hanno realmente delle buone ragioni per essere convinti della superiore qualità e convenienza della fornitura pubblica?
Allora, il problema non è la proprietà ma, tanto per cambiare, le regole…

Alitalia: dalla UE un’altra delusione per gli europeisti alla vaccinara

La UE non finisce mai di mostrare la sua anima malvagia.
Dopo essere stata la causa dello scippo ai proletari col decoder, oggi è addirittura complice dei furbetti dell’aeroplanino.
Sembrerebbe infatti che l’ufficio preposto al monitoraggio sulle operazioni di dismissione pubblica, monitoraggio finalizzato a evitare che venga alterata la libera concorrenza sul mercato unico, ritenga che, in fondo, il prezzo di Alitalia (circa 1 miliardo di euro) sia equo.
Non c’era bisogno di essere “monitoring trustee” della UE per ricordare che, in un fallimento (quale è quello di AZ), i debiti restano al fallimento, e vengono ripartiti tra azionisti (che perdono tutto) e creditori (che perdono molto), e l’azienda viene venduta libera da ogni peso a un prezzo che naturalmente sconta il passato.
Se continua così, tutta quella gente che strillava “l’Europa, l’Europa” fino all’altro ieri, la troveremo a votare per Margaret Tatcher.