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lunedì 8 settembre 2008

Alitalia: piccoli particolari ed errori di percezione

Il fatto che “Alitalia – Linee Aeree Italiane” non sia stata dichiarata formalmente fallita, che non sia stato nominato un curatore fallimentare e che un Tribunale della Repubblica non si sia dovuto pronunciare sull’eventuale prosecuzione temporanea dell’attività d’impresa ai sensi dell’articolo 104 della legge fallimentare, è solo un marginalia, legato al fatto che, in quanto impresa controllata in misura maggioritaria dal Tesoro dello Stato, non era elegante fosse dichiarata fallita.
Ma se si fosse trattato di una qualunque altra impresa, tale dichiarazione sarebbe stata inevitabile, con immediata apertura d’un procedimento penale a carico delle ultime tre generazioni di amministratori per concorso in bancarotta fraudolenta.

Ora però, in ragione di questo piccolo particolare (la mancata dichiarazione di fallimento), c’è chi non percepisce esattamente lo stato delle cose e farnetica, come se non fosse successo nulla.

La nuova compagnia “CAI – Compagnia Aerea Italiana” non è la continuazione di Alitalia sotto altre forme, e male s’è fatto a chiamare il piano “Fenice”, alludendo a una rinascita di Alitalia dalle proprie ceneri.
La nuova compagnia nasce dai capitali di imprese private che non hanno partecipato al disastro precedente: non ci sono diritti acquisiti, posti di lavoro da salvare, mission pubbliche o amenità simili, perché tutto è andato distrutto col fallimento.
La nuova compagnia mette sul piatto un miliardo circa di euro per comprare rotte e strutture e avviare una nuova compagnia, che dovrà seguire le stesse regole di tutte le altre compagnie aeree occidentali (si vola se si fanno i soldi, sennò si chiude la tratta) e che solo per motivi di marketing si chiama nello stesso modo.

Se si fosse seguita l’ordinaria procedura fallimentare tutto sarebbe stato più chiaro: il fallimento, la morte della compagnia, una bella asta, l’acquisto da parte del migliore offerente delle spoglie mortali libere da ogni vincolo precedente…
Non si poteva fare, per motivi politici e - concediamo – anche strategici, e questo è alla base di alcune convinzioni perniciose sulla possibilità di porre vincoli imprenditoriali a chi ha deciso di provare questa scommessa, ma tali convinzioni è meglio siano accantonate in fretta e combattute senza esitazione: Alitalia è morta, uccisa da una folle gestione e sepolta da una montagna di debiti, il Paese tutto ne piange la scomparsa, ma non è il caso di infettare il nuovo nato con quello stesso morbo.